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VITTORIA SODDU 2019
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VITTORIA SODDU

Do I have to build something starting from the white? (video HD, 9’30”), 2019

Un film multidisciplinare, diretto a sei mani da Giulia Camba, Mimì Enna e Vittoria Soddu, frutto della collaborazione con un gruppo di danzatori e musicisti durante la residenza Fuorimargine organizzata dal Festival Autunno Danza a Cagliari. Un pianosequenza guida l’osservatore attraverso diversi ambienti e stati d’animo, che rivelano un esercizio individuale e al contempo collettivo di esplorazione dello spazio, tramite una pratica di ripresa in costante dialogo con i movimenti che registra, propri e altrui. “The first steps are the most scary ones”. Una figura si orienta in un percorso, i suoi movimenti sono estensioni di moti interni, proiezioni. Si cerca e nello spazio trova l’altro ma una resistenza la trattiene. L’atto di guardarsi e quello di rivolgersi altrove determinano uno stato intermedio dove nascono nuove forme di relazione, in una sequenza continua fatta di derive e ritorni. Lo sguardo verso l’altro si presenta come possibilità di conoscenza e necessità di incontro. In questo scambio il corpo diventa strumento e misura dei propri limiti, produce attrito nel tentativo di andare all’unisono. La tensione si allenta in uno stato di quiete, lascia spazio a un corpo condiviso dove emerge infine la condizione per una nuova premessa: Do I have to build something starting from the white?

C14H9Cl5  -(live performance – 6 performers, sfere in terra cruda di dimensione variabile, archivio sonoro, impianto stereo), 2019

In occasione del Contemporary Festival d’Arte Avanguardia, un gruppo di sei abitanti di Donori ha accettato la sfida di una partita di bocce “impossibile”, le sfere realizzate a mano in terra cruda di diverse sfumature, hanno resistito all’impatto del lancio nonostante un’apparente fragilità. La terra cruda è una tecnica di costruzione tipica della zona geografica intorno a Donori, riconducibile storicamente alla carenza di altri materiali edili. Grazie all’assistenza del LAT – Laboratorio arti della terra cruda a Serrenti è stato possibile ricavare tre tipologie cromaticamente diverse di terra argillosa, setacciate e lavorate in più fasi fino a ottenere una forma sferica solida lasciata asciugare al sole. Durante la partita da un impianto stereo si è trasmesso un programma radio del 1946 con una dettagliata descrizione di fini e mezzi della campagna antimalarica in Sardegna, definita – il grandioso esperimento del piccolo esercito internazionale – sotto il nome di “ERLAAS”: Ente regionale per la lotta anti-anofelica in Sardegna. Ispirato da una recente mostra fotografica presso l’ISRE Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro, che ha riportato alla luce la documentazione fotografica dell’operazione firmata dal fotografo Wolfgang Suschitzky, “C14H9Cl5” – titolo che rimanda alla formula chimica del pesticida – ha assunto una prima forma ludica e performativa. Per la disinfestazione delle fonti acquifere venivano utilizzate delle sfere solubili di DDT, che qui si reincarnano nella “boccia” e vengono utilizzate per una partita aperta a giocatori locali, nella bocciofila abbandonata al centro di Donori. Questo tentativo di riportare all’attenzione la storia di una bonifica estesa a tutto il territorio sardo si è intersecato con la storia della bocciofila di Donori, caduta in disuso ma un tempo teatro di assidue frequentazioni giornaliere, in un parallelismo di forme geometriche.