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VITTORIA SODDU 2018
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VITTORIA SODDU

EDEN (installazione, traccia audio 15’, 165 piante sedum, tubi innocenti), 2018

EDEN, 2018

EDEN è un paesaggio visivo-sonoro che ribalta le coordinate spazio temporali di esperienza del giardino. Non cerca di ricostruire un idilliaco paradiso originario, si interroga però sul rapporto uomo- ambiente. Il giardino, questa è solo un’ipotesi aperta, ci riconduce ad una dimensione incontaminata di cui l’uomo avverte l’assenza perché da sempre immerso in un paesaggio antropico. L’accesso al giardino, il possesso di un giardino non è però prerogativa di chiunque. Il bene comune è oggetto di appropriazione e lo diviene maggiormente con la riduzione delle risorse sul pianeta. Se l’originaria comunanza col paradiso rimane un mito e la disponibilità di uno spazio aperto e accessibile a chiunque appare come un’utopia, Eden sceglie di guardare alla seconda come orizzonte a cui tendere. Sovrapposizione e dilatazione del timbro vocale caratterizzano la traccia sonora, in cui si alternano la suggestione di una costruzione metallica e diverse voci che intonano il canto tradizionale scozzese “To people who have gardens” – il testo scritto da Agnes Mure MacKenzie nel 1921 appare per la prima volta nella raccolta “Songs of the Hebrides” e qui interpretato da The McCalmans, Georgia Sylleou, Roland Hayes, Vittoria Soddu.

Spelynx (installazione audio visiva, impianto stereo e video proiezione su schermo verticale 230x120cm, video HD, 13’,) 2018

Spelynx, 2018

L’ambiente della grotta rimane per noi un luogo alieno, ogni volta che vi si entra, solamente attraverso il nostro respiro, si altera il suo ecosistema. Come una macchina del tempo preserva la storia geologica della Terra manifestando visivamente, attraverso le sue concrezioni, l’azione millenaria dell’acqua che ha modellato queste formazioni scultoree. Nel contesto della residenza artistica “Spime”, dedicata al tracciare cartografie alternative di Nuoro e del territorio circostante, la collaborazione con un gruppo di speleologi dello Speleo Club Nuoro, ha attivato l’osservazione partecipata di una grotta nell’area del Monte Albo.
Le registrazioni dell’audio effettuate sul campo intervallano il suono dello stillicidio – gocce d’acqua che cadono dalle stalattiti a ritmo diverso – con un’azione performativa, in cui è stato chiesto agli speleologi di creare dei suoni interagendo con un tipo specifico di concrezione, chiamato vela, che ricorda uno strumento musicale. Spelynx è un’installazione audiovisiva che simula l’esperienza della scoperta, progressiva, di questo universo parallelo, attraverso il movimento della luce che lentamente rivela l’architettura della grotta, passando dal buio alla luce per ritornare al buio originale, stato naturale e perenne dell’entroterra.