GIANMARCO PORRU 2019

GIANMARCO PORRU

MALEDETTA, 2019

MALEDETTA, 2019

Installazione video, 3 channels UHD , t-space, Milano, IT
Produzione T-space

L’opera ritrae Medea durante una seduta di ipnosi, tecnica in uso sin dal III millennio a.C. e collegata non solo alle capacità divinatorie ma, soprattutto, al controllo del dolore. In questo lavoro l’ipnosi è intesa come una forma di ritorno, di riconnessione con sé stessi e possibilità di narrazione in prima persona, finalmente libera da ogni forma di giudizio esterno. La protagonista si esprime in modo autonomo, svincolato  dalla lettura degli autori che raccontano, sia in positivo che in negativo. Con un’iconografia quasi giottesca, la figura di Medea si staglia sullo sfondo azzurro del sipario che nasconde il suo corpo lasciando emergere poche ma essenziali parti: la testa, sede della ragione, assopita ma protagonista, e le mani, simbolo e strumento di azione. La formalizzazione familiare e riconoscibile si contrappone alla forza del titolo, unico elemento che caratterizza qualitativamente il soggetto. L’aggettivo “maledetta” lamenta ancora una volta l’atavica impossibilità del personaggio Medea di definirsi autonomamente. Essere maledetti implica l’esistenza del “blasfemo”, colui che invoca la punizione dalla divinità.